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La Notte Infinita del Gloryhole


di Riuky74
21.10.2025    |    1.339    |    2 9.2
"Lei fumava tra un affondo e l'altro, il fumo che saliva a mescolarsi con i suoi gemiti rauchi, e ogni tanto ne soffiava una nuvola sul viso di Marco, che tossiva e implorava con gli occhi:..."
Elena entrò nella cabina del club come una pantera in calore, il latex del suo catsuit che scricchiolava a ogni passo, aderendo alla sua pelle sudata come una guaina erotica. Le sue tette enormi, due globi perfetti da almeno un quarto di coppa, rimbalzavano ipnoticamente sotto la zip semiaperta, i capezzoli rosa scuro che premevano contro il tessuto lucido, visibili come due proiettili pronti a trafiggere. L'aria era satura di umidità e odore di sborra stantia, un aroma che le faceva contrarre la figa già fradicia di eccitazione. Marco, il suo patetico cuckold, era legato alla sedia di metallo arrugginito con cinghie di latex nero, le mani dietro la schiena e un collare stretto intorno al collo. Il suo cazzo minuscolo – non più di dieci centimetri eretto, flaccido e inutile il resto del tempo – penzolava tra le sue gambe magre, gocciolando pre-cum patetico sul pavimento appiccicoso."Guardami bene, cornuto," ringhiò Elena con voce rauca, accendendo una sigaretta con un accendino d'argento. Tirò una boccata profonda, i polmoni che si riempivano di nicotina bollente, poi esalò una nuvola densa e grigia dritta in faccia a Marco. Lui tossì, gli occhi che lacrimavano, ma aprì la bocca obbediente come un cagnolino addestrato. "Inala, puttana. Questo è il tuo aperitivo prima dello spettacolo." Lei gli ficcò il filtro tra le labbra, costringendolo a fumare – forced smoking puro, il suo rituale di dominio. Marco inalò a fatica, il fumo che gli bruciava la gola, mentre il suo cazzo guizzava inutilmente, eccitato solo dall'umiliazione. Elena rise, una risata bassa e crudele, e si voltò verso il muro divisorio: un pannello di legno scheggiato con un foro ovale scavato al centro, largo quanto un pugno, alto all'altezza della sua figa. Il gloryhole. Il suo altare personale di depravazione anonima.Dall'altra parte, il club brulicava di uomini anonimi – operai, manager, pervertiti di ogni età – in coda per sfogare le loro voglie attraverso quel buco nel muro. Elena si mise in ginocchio sul pavimento freddo e viscido, le ginocchia che affondavano in pozze di sperma secco misto a saliva. Aprì completamente la zip del catsuit, liberando quelle tette mostruose: pallide, venose, con areole larghe come monete da due euro, capezzoli turgidi che puntavano in avanti come se implorassero di essere morsi. Le strizzò con le mani guantate di latex, un gemito gutturale che le sfuggì dalle labbra rosse. "Vieni, bastardi. La vostra troia vi aspetta."Il primo cazzo emerse dal gloryhole come un serpente affamato: lungo venti centimetri, spesso come un polso, venoso e pulsante, il glande viola gonfio di vene bluastre che trasudava pre-cum cristallino. Elena lo fissò con occhi famelici, la lingua che saettava fuori a leccare l'aria. "Oh sì, grande e cattivo," mormorò, afferrandolo alla base con una mano guantata. La pelle era calda, setosa, che sobbalzava al suo tocco. Lo avvicinò alle labbra, inspirando il suo odore muschiato – sudore, urina residua, eccitazione pura. Aprì la bocca larga, le fauci che si dilatavano come quelle di una vipera, e lo ingoiò fino in gola in un unico colpo. Il cazzo le riempì la bocca, spingendo contro l'ugola, facendola sbavare copiosamente. Saliva filamentosa colava dal suo mento, gocciolando sulle tette esposte, mentre lei pompava la testa avanti e indietro con ritmo frenetico."Guarda, Marco! Guarda come una vera puttana ingoia cazzi veri," sibilò tra un affondo e l'altro, tirando una boccata dalla sigaretta che aveva appoggiato sul bordo della sedia. Soffiò il fumo verso il gloryhole, avvolgendo l'asta esposta in una nebbia grigia, mentre con l'altra mano si infilava due dita guantate nella figa rasata. Le labbra gonfie si aprirono con un suono bagnato, il clitoride eretto che pulsava sotto il pollice. Il cazzo sconosciuto la scopava la gola senza pietà: spinte violente che le facevano gonfiare le guance, il glande che sbatteva contro la sua tonsilla, facendola gorgogliare come una troia in calore. Marco tossiva ancora il fumo, gli occhi incollati alla scena, il suo cazzo patetico che si contraeva invano. "Senti quel rumore? È il suono di un uomo che mi usa. Non come te, topolino."Dopo cinque minuti di pompino slurposo, l'uomo dall'altra parte grugnì come un animale. Elena sentì l'asta gonfiarsi in bocca, le vene che pulsavano contro la lingua. "Sì, sborrami in gola, riempimi come una fogna," lo implorò con voce strozzata, accelerando il ritmo. E lui esplose: fiotti roventi di sborra densa e filamentosa le inondarono la bocca, salata e amara, colandole giù per l'esofago in un fiume caldo. Ne ingoiò la maggior parte, ma lasciò che un po' traboccasse, gocciolando sul mento e sulle tette enormi, dove si impiastricciò nei solchi profondi come glassa su un pasticcino osceno. Lei si staccò con un 'pop' umido, le labbra gonfie e arrossate, e girò la testa verso Marco. "Apri," ordinò, e gli sputò un grumo di sperma misto a saliva dritto in bocca. "Assaggia cosa sa un uomo vero. E inala di più, cornuto – non voglio che ti perda lo spettacolo."Non ci fu pausa. Il secondo cazzo irruppe dal foro, ancora più mostruoso: curvo verso l'alto, con un glande a fungo largo come una prugna, palle pelose che sbattevano contro il muro. Elena lo prese tra le tette, premendo quei globi colossali intorno all'asta come in una morsa carnosa e calda. Il latex dei guanti scivolava sulla pelle sudata, lubrificando il pompino titfucking. "Scopami le tette, bastardo. Fottile come se fossero buchi da riempire," gemette, chinando la testa per leccare il glande a ogni spinta. Il cazzo scivolava su e giù nel tunnel di carne, sfregando contro i capezzoli duri, lasciando strisce di pre-cum lucido sulla pelle pallida. Lei fumava tra un affondo e l'altro, il fumo che saliva a mescolarsi con i suoi gemiti rauchi, e ogni tanto ne soffiava una nuvola sul viso di Marco, che tossiva e implorava con gli occhi: "Ti prego, Elena..."L'uomo non resse a lungo. Con un ruggito attutito dal muro, schizzò: getti potenti di sborra bianca e cremosa che le dipinsero le tette come una tela astratta, colando nei solchi, gocciolando sui capezzoli eretti, scendendo fino alla pancia. Elena ne massaggiò un po' sulla pelle, ungendo le areole con il seme appiccicoso, poi ne prese un dito e lo ficcò in bocca, succhiandolo con un 'mmm' lascivo. "Guarda che roba, Marco. La tua sborra è come acqua piovana – questa è crema densa, da veri stalloni." Si alzò in piedi, girandosi di spalle al gloryhole, e abbassò la zip del catsuit fino alle cosce. La figa era un disastro: labbra tumefatte, clitoride gonfio come un pisello, umori che colavano lungo le cosce interne. Allargò le natiche sode con le mani guantate, esponendo il buco del culo rosa e stretto, e indietreggiò contro il muro. "Prendimi il culo, sconosciuto. Dilatami fino a farmi urlare."Il terzo cazzo – dritto e rigido come una sbarra d'acciaio – la penetrò senza preavviso, spingendosi nel suo ano con un bruciore delizioso. Elena urlò, un misto di dolore e piacere estatico, mentre l'asta la riempiva centimetro dopo centimetro, stirando le pareti interne fino al limite. "Cazzo, sì! Fottimi il culo come una cagna da monta!" Le spinte erano brutali, il glande che sbatteva contro la prostata inesistente, facendola contrarre in spasmi. Con una mano si masturbava la figa, tre dita che affondavano nel canale bagnato con schiocchi osceni, il pollice che sfregava il clitoride in cerchi frenetici. Le tette dondolavano pesantemente a ogni affondo, schiaffeggiandosi contro il ventre, la sborra del secondo uomo che volava in spruzzi appiccicosi. Marco, ancora costretto a fumare la sigaretta che si consumava tra le sue labbra tremanti, piangeva lacrime di frustrazione, il suo cazzo che eiaculava un fiotto misero sul pavimento senza che lei lo degnasse di uno sguardo."Dimmi quanto ti piace guardarmi, cornuto," ansimò Elena tra un gemito e l'altro, girando la testa per soffiargli fumo negli occhi. "Senti come mi riempie? Il tuo pisellino non ci arriverebbe mai." L'uomo la scopò per minuti interminabili, il culo che si contraeva intorno all'asta invasiva, fino a quando non venne di nuovo: un'esplosione interna, sborra calda che le inondò le viscere, colando fuori in rivoli bianchi quando lui si ritrasse con un suono bagnato. Elena si voltò, inginocchiandosi per leccare le ultime gocce dal gloryhole, la lingua che guizzava come un serpente sul glande esausto.Ma la notte era giovane. Il quarto cazzo arrivò, e poi il quinto: uno le riempì la figa con spinte da montone, facendola squirtare sul muro in un arcobaleno di umori; l'altro le sborrò in faccia, coprendole le guance, le ciglia, le labbra di strati cremosi che lei leccò via con avidità. Elena si faceva fare di tutto – pompini profondi che le facevano venire i conati, titfucks che le lasciavano le tette rosse e gonfie, anali che la dilatavano fino a farla singhiozzare di godimento. Ogni eiaculazione era un trofeo: sborra che le colava ovunque, impiastricandole il latex, gocciolando dalle tette come latte materno perverso, riempiendole la bocca fino a farla tracimare. E Marco? Era il suo testimone forzato, inalando fumo fino a stordirsi, leccando residui di sperma dalle sue dita, negato e umiliato, il cazzo in gabbia che non avrebbe mai conosciuto quel paradiso.Quando finalmente uscirono, ore dopo, Elena era un'opera d'arte vivente: coperta di latex strappato, sborra secca che le incrostava la pelle, le tette arrossate e segnate da morsi invisibili. Trascinò Marco a casa, lo legò al letto e gli ficcò l'ultima sigaretta in bocca. "Inala l'odore della mia vittoria, cuckold. Domani? Un altro gloryhole." Lui tossì, annuì, e lei rise, premendo le tette appiccicose contro il suo viso fino a soffocarlo nel buio del suo dominio. Il gloryhole non era solo un buco nel muro – era il suo regno, dove la sborra regnava sovrana e i cornuti come Marco imparavano il loro posto.

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